Alcol. Salute e Codice della strada
L’alcol etilico o etanolo, è l’alcol delle bevande alcoliche. Nel linguaggio
corrente viene chiamato semplicemente alcol.
Due definizioni utili: Unità alcolica e Basso rischio.
Unità alcolica
L’unità alcolica di riferimento è il bicchiere di vino. Si tratta di 125 ml di vino.
Le bevande alcoliche hanno gradazioni diverse. Indicativamente: birra 4 gradi, vino 11 gradi, aperitivo 15 gradi, digestivo 27 gradi, grappa e superalcolici 40 gradi. Pur avendo gradazioni diverse, l’alcol etilico fornito dalle dosi standard è simile perché la bevanda somministrata diminuisce man mano che la gradazione alcolica aumenta.Le seguenti quantità di bevanda forniscono tra i 12 e i 14 grammi di alcol: birra una lattina (33 cl), calice di vino (12,5 cl), aperitivo (8 cl), digestivo (4 cl), superalcolico (3 cl).
Per unità alcolica s’intende la quantità di bevanda che fornisce la stessa quantità di alcol contenuta da un bicchiere di vino, cioè tra i 12 e i 14 grammi di alcol etilico.

Basso rischio
L’alcol etilico è un tossico che danneggia la salute. Anche in piccola quantità è considerato pericoloso. All’alcol etilico, pertanto, non è possibile attribuire dosi consigliate, è necessario introdurre il concetto di Basso rischio.
Un paragone intuitivo può essere il fumo di sigaretta: fumare una sigaretta al giorno fa male, ma il rischio che provochi malattie è basso, mentre fumare un pacchetto di sigarette al giorno fa sicuramente molto male e provoca malattie.
Perché basso rischio?
Perché l’alcol è nato con l’uomo. È inutile cercare di abolirlo e demonizzarlo. In particolare col vino siamo di fronte ad un binomio in cui un tossico fa parte di una bevanda che l’Antico Testamento considera portatrice di gioia sia agli uomini che a Dio.
Nella Genesi è la “benedizione di Dio”. Nei salmi è il segno della gioia: “vino che allieta il cuore dell’uomo”. Nell’Ecclesiastico “il vino bevuto a tempo e misura è allegria del cuore e gioia dell’anima”, sempre nell’Ecclesiastico “che vita è quella dove manca il vino?” E per Isaia “la sua assenza provoca tristezza e mancanza d’amore”.
Nell’Ecclesiastico “il vino bevuto a tempo e misura è allegria del cuore e gioia dell’anima”, sempre nell’Ecclesiastico “che vita è quella dove manca il vino?” E per Isaia “la sua assenza provoca tristezza e mancanza d’amore”.
Nel Nuovo Testamento il vino e la vite sono simboli ricorrenti: le Nozze di Cana, L’Ultima Cena e nel Vangelo di Giovanni “Io sono la vite, voi i tralci”.
Il momento principale della Santa Messa è l’elevazione del pane e del vino. La linfa vitale del vino viene celebrata non solo nei sacri testi, ma anche nei miti primordiali, nei capolavori della letteratura e negli scritti dei grandi pensatori.
Vino, nettare degli dei. Il vino per gli antichi greci e romani era la bevanda sacra. Un dono degli dei associato al polline dei fiori, all’acqua di fonte, alla linfa vitale della madre terra.
Leopardi, nello Zibaldone: “il vino è il più certo, e (senza paragone) il più efficace consolatore” … “Il piacer del vino è misto di corporale e spirituale”.
Cecco Angiolieri, nelle Rime: “Sia benedetto chi per primo inventò il vino che tutto il giorno mi fa stare allegro”.
Leonardo da Vinci, nelle Lettere: “divino licore dell’uva, suave e odorifero”
Louis Pasteur, nella “Lievitazione del vino e della birra”: “Il vino è la più salutare e igienica di tutte le bevande”
Platone, nei Dialoghi: “il vino per l’uomo è come l’acqua per le piante, che in giusta dose le fa stare bene erette.”
Nietzsche, in “Così parlò Zarathustra”: “L’acqua non fa bene agli stanchi e avvizziti: per noi ci vuole il vino – solo questo dà immediata guarigione e salute istantanea”. E in “Ditirambi di Dioniso”: “Se già sei felice da sobrio/quanto felice sarai ubriaco!”.
Pablo Neruda, in “Ode al vino”: “… il vino muove la primavera, cresce come una pianta di allegria, cadono muri, rocce, si chiudono gli abissi, nasce il canto.”
Pindaro, nei Frammenti: “Il vino eleva l’anima e i pensieri. E le inquietudini si allontanano dal cuore dell’uomo”.
Edmondo de Amicis, in “Il vino”: “Il vino aggiunge un sorriso all’amicizia ed una scintilla all’amore”.
Commento
Nei confronti del vino non è corretto circoscrivere il punto di vista all’aspetto meramente tossicologico. Un calice di buon vino fa assaporare le energie vitali della natura. Crea una sintonia con i commensali, con sé stessi, col presente. Sono effetti benefici che devono essere tenuti in conto.
Detto questo, non bisogna nascondersi che si sta giocando col fuoco.
I danni dell’alcol etilico sono sia diretti che cronici e metabolici.
Danni diretti. Irritazione delle mucose intestinali (esofagite, gastrite, ulcera gastrica, colite, colon irritabile). Epatotossicità. Neurotossicità sia periferica che centrale. Cancerogenicità. Sedazione e rallentamento cognitivo.
Danni cronici. Dipendenza (alcolismo). Cirrosi epatica. Vasculopatie. Malnutrizione e stati carenziali.
Danni metabolici. Aumento dei trigliceridi sanguigni. Predisposizione a diabete e gotta. Stimolazione del metabolismo ossidativo epatico con aumentata produzione di cancerogeni (radicali liberi, superossidi, mutageni e metaboliti cancerogeni).
I cancerogeni sono classificati in base alla pericolosità in tre grandi gruppi.
Il primo gruppo, il più pericoloso, è costituito dai cancerogeni conclamati di cui fa parte anche l’alcol etilico.
Viste queste premesse non è possibile attribuire all’alcol etilico un dosaggio consigliato. Gli sono, comunque, riconosciuti alcuni effetti benefici: fonte di energia di pronto utilizzo ed azione stimolante l’appetito, socializzante e rilassante.
In considerazione del radicamento storico del consumo dell’alcol e degli effetti benefici che gli vengono attribuiti, in medicina si ricorre al concetto di basso rischio che non esclude i danni connessi all’alcol etilico, ma si limita ad indicare i dosaggi che ne riducono l’incidenza.
Ecco le quantità considerate a basso rischio: donne, una unità alcolica al giorno (cioè l’equivalente di un bicchiere di vino); uomini, due unità alcoliche al giorno; dopo i 65 anni una unità al giorno; gravidanza e minori di 18 anni, nessuna unità alcolica.

Tasso di alcol nel sangue e Codice della strada
Il codice della strada italiano considera il conducente in stato di ebrezza quando l’alcol nel suo sangue (alcolemia) è superiore a 0,5 grammi per litro (0,5gr/l).
L’alcol etilico una volta in circolo viene eliminato anche col respiro.
L’alcolemia, pertanto, viene testata con rilevatori dell’aria espirata.
Ci sono diverse formule che permettono di avere un’idea del tasso di alcol nel sangue in base alla quantità di bevande alcoliche assunte. Essendo le variabili in gioco molto numerose (cibo assunto, acqua bevuta, età, peso, sesso, tempo trascorso dall’assunzione), non si tratta di formule affidabili al 100 per 100, tuttavia aiutano.
Qui di seguito una media dei calcoli per due situazioni: la prima morigerata (un bicchiere di vino durante il pasto), la seconda eccessiva, ma molto frequente (tre unità alcoliche: aperitivo + bicchiere di vino + digestivo oppure due bicchieri di vino + digestivo). I calcoli sono stati fatti su una donna di 58 kg e un uomo di 78 kg.
Bicchiere di vino (una unità alcolica). Dopo l’assunzione di un bicchiere di vino, l’alcolemia prevista nella donna di 58 kg è di 0,33 gr/l, mentre per l’uomo di 78 kg è di 0,22 gr/l.
In sostanza la donna si avvicina alla soglia, mentre l’uomo rimane entro margini accettabili.
Deve essere fatta però un’ulteriore considerazione, se il peso della donna è inferiore ai 50 kg e quello dell’uomo ai 70 kg, il bicchiere di vino fa superare i limiti alla donna e avvicina al limite superiore l’uomo.
Aperitivo + bicchiere di vino + digestivo. Dopo l’assunzione di tre unità alcoliche, l’alcolemia prevista in una donna di 58 kg è nettamente superiore ai limiti previsti dalla legge (0,75 gr/l), mentre l’uomo di 78 kg supera i limiti (0,53 gr/l).
Allegrezza e vigilanza. Un altro sistema indiretto per avere una valutazione della alcolemia è la risposta del sistema nervoso al consumo di alcol in termini di umore, di lucidità mentale e di vigilanza. Allo stato di benessere del mezzo bicchiere di vino, segue, man mano che aumentano le dosi consumate, la disinibizione, l’euforia, il rallentamento dei riflessi, l’ubriachezza, la sedazione, la sedazione profonda e il coma etilico da intossicazione acuta. Sono tutti stadi a cui possono essere attribuite le alcolemie abbastanza attendibili riportate nelle tabelle.

Rispetto del basso rischio
Il basso rischio fa riferimento ad un consumo giornaliero.
Pertanto, il bicchiere di vino consentito alla donna deve essere diviso tra i due pasti e i due bicchieri dell’uomo non devono essere consumati in un pasto solo. Quindi, il dosaggio suggerito è:
mezzo bicchiere a pasto la donna e un bicchiere a pasto l’uomo
Queste quantità riducono i rischi sia nei confronti della salute che del codice della strada.
Tempo di smaltimento. Un fattore importante è il tempo che passa tra l’assunzione di alcol etilico e la rilevazione dell’alcolemia.
A stomaco vuoto l’alcol raggiunge il picco massimo dopo 5-10 minuti dall’assunzione, mentre a stomaco pieno il picco è raggiunto dopo 30-40 minuti. L’alcol viene poi trasformato nel nostro organismo lentamente: occorrono quasi tre ore per dimezzarne il livello massimo raggiunto.
Guida 1
Una frequente causa di incidenti stradali drammatici è la convinzione che l’assunzione di caffè o energy drink funga da antidoto all’eccesso di alcol.
Purtroppo non è così. L’effetto dell’alcol perdura a lungo, mentre caffè ed energy drink danno una sferzata di lucidità che dura poco, inganna, dà un senso di sicurezza, ma non previene il colpo di sonno improvviso che può manifestarsi durante la guida.
Guida 2
Un’iniziativa meritoria adottata da molti ristoratori è quella di garantire il trasporto a domicilio dei clienti che hanno bevuto alcolici, con conducenti sobri.
I conducenti devono comunque adottare una piccola precauzione: abbassare il vetro del finestrino per garantire il ricambio d’aria. L’alcol, infatti, è volatile e viene in parte eliminato tale e quale col respiro. Se l’abitacolo si satura dell’alcol espirato dai clienti che hanno bevuto troppo, l’autista, pur non avendo bevuto alcol, finisce con l’assumerlo respirando.
Viaggi lughi, passeggeri brilli, più viaggi ravvicinati, mancanza di ricambio d’aria, sono fattori di possibile positività all’alcol-test anche per i conducenti che non hanno bevuto.
Tre luoghi comuni da sfatare
Primo luogo comune da sfatare: più si pesa, più si può bere. No. Le persone in sovrappeso che si permettono abbondanza d’alcol peggiorano la loro obesità e si espongono comunque alla tossicità.
Le persone di costituzione robusta, invece, devono rispettare le quantità indicate dal basso rischio. Le quantità superiori, infatti, fanno entrare nell’area del rischio indipendentemente dalla costituzione.
Secondo luogo comune da sfatare: le persone che reggono l’alcol possono bere di più. No. Il consumo d’alcol induce nel fegato una risposta di adattamento che ne consente un più rapido smaltimento.
Un circolo vizioso. Più si beve alcol e più si riesce a berne. Le persone che dicono di poter bere di più perché reggono l’alcol, sono persone che bevendo abitualmente alcol hanno modificato il loro metabolismo epatico entrando nella fascia di rischio salute.
Terzo luogo comune: piccole quantità di alcol hanno effetti benefici sul cuore. Uno studio degli anni settanta del secolo scorso ha riportato che l’assunzione di piccole quantità di alcolici a bassa gradazione come il vino, abbassano l’incidenza di malattie cardiovascolari, mentre l’eccesso ne aumenta l’incidenza.
Si tratta di uno studio che non è stato confermato, ma continua ad essere citato come veritiero al di fuori della cerchia medica. È difficile prenderlo per buono. L’alcol etilico, infatti, è il precursore delle molecole che danno origine ai trigliceridi. Grassi, notoriamente nemici di cuore e vasi.
Conclusioni
Le quantità di alcol indicate dal basso rischio sono compatibili con le tradizioni secolari dell’umanità e possono avere effetti positivi sull’umore, sulla socialità, sulla digestione. Quantità superiori sono dannose.
Anche Shakespeare conferma. Ecco come il bardo inglese nel “Macbeth” fa interloquire il servitore con il Re, parlando degli effetti dell’alcol sul fisico e sul desiderio d’amore: “Il troppo bere, mio signore, ha tre effetti: naso rosso, urine e aumenta il desiderio, ma toglie la capacità di soddisfarlo …”
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